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Parliamo con Gianluca Dell’Acqua

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Primo professore in Italia ad introdurre il BIM per le infrastrutture lineari a livello accademico, Gianluca Dell’Acqua è professore ordinario di Strade, Ferrovie e Aeroporti del Dipartimento di Ingegneria Civile, Edile e Ambientale presso l’Università Federico II di Napoli.

Può descriverci cos’è il BIM e in quali campi può essere utilizzato?

Il BIM è un’innovazione di processo che si fonda sulla digitalizzazione di tutte le fasi del ciclo di vita delle opere civili, costruite e da costruire. Attraverso l’utilizzo di questa metodologia, è possibile rappresentare un “gemello” digitale di un’opera ingegneristica, raccogliendo al tempo stesso una vasta quantità di informazioni ad essa afferenti.

A livello mondiale, quali sono i paesi dove la tecnologia BIM è più impiegata e sviluppata?

Grazie ad una forte spinta normativa, all’inizio, i paesi in cui il BIM si è diffuso maggiormente sono stati i paesi anglosassoni, ossia Regno Unito e Stati Uniti. Anche nei paesi scandinavi e più in generale nel Nord Europa il BIM è ormai una tecnologia consolidata. Oggi il BIM è impiegato anche in Asia, mentre in Medio Oriente la tecnologia è stata per lo più introdotta da quelle compagnie europee e statunitensi impegnate in grandi opere.

Che cambiamenti ha comportato l’introduzione della tecnologia BIM rispetto a quando non veniva ancora utilizzata?

Il cambiamento più rilevante consiste nell’interoperabilità tra gli attori della filiera delle costruzioni. Tale fattore si esplica nelle fasi di progettazione e di gestione degli asset, poiché il progettista e la stazione appaltante lavorano contestualmente sullo stesso twin digitale dell’opera, con una fortissima riduzione dei tempi di trasformazione delle informazioni. L’innovazione genera, inoltre, una notevole riduzione dei costi attesi (12%-16%) nel ciclo di vita delle opere.

L’interoperabilità riguarda anche le tecnologie del BIM. Un obiettivo importante, infatti, è costituito dai formati open interoperabili e condivisi, non proprietari. In tal senso, Building Smart – ente mondiale che guida la trasformazione digitale del settore delle costruzioni – si sta occupando delle cosiddette Industry Foundation Classes (IFC) per il BIM, che dovrebbero potenziare questo aspetto. Difatti, liberalizzando l’utilizzo dei formati, si può consentire ad attori di case sviluppatrici differenti di dialogare senza acquistare necessariamente tutti i software.

Per ciascun stakeholder coinvolto in un progetto, (project owner, designer, contractor, utenti infrastrutture) quali sono i benefici della tecnologia BIM?

Come dicevo, la tecnologia BIM comporta una serie di benefici legati all’interoperabilità, con notevole incremento della qualità delle opere e significativa riduzione dei tempi di realizzazione.

A mio avviso, i benefici maggiori sono per i gestori degli asset nella fase di facility management delle opere e in parte anche per gli appaltatori. Quelli più penalizzati, invece, potrebbero essere i progettisti e i designer perché devono adeguarsi all’utilizzo di questa nuova tecnologia, ma una volta colmato il gap, nel lungo termine, tutti gli stakeholder coinvolti ne beneficeranno.

Secondo lei, quale contributo l’adozione di nuovi metodi e tecnologie digitali può offrire in termini di sicurezza nei cantieri?

I benefici in termini di sicurezza sono molteplici considerando che, grazie al BIM, viene ridotto il tempo di esposizione al rischio dei lavoratori e che i risparmi in termini economici possono essere reinvestiti in costi per la sicurezza. Inoltre, l’adozione del BIM consente di ottimizzare la gestione delle interferenze tra le lavorazioni e di simulare e quindi prevenire determinate interferenze che in taluni casi sarebbe impossibile prevedere.

Quali sono le opportunità che l’avvento e l’adozione del BIM offrono a chi produce soluzioni per l’ingegneria civile?

Sicuramente, oltra i benefici già delineati, in termini di raccolta di dati, attraverso il BIM è possibile gestire più facilmente la manutenzione di un’opera, in previsione anche di ulteriori azioni, poiché sarà possibile avere una traccia aggiornata e duratura delle operazioni effettuate, registrando le imprese, gli interventi georeferenziati, i materiali impiegati e i certificati di collaudo.

A livello di formazione universitaria, il BIM è bene integrato nei piani di studio?

Questo è un tema a cui tengo molto. Sono stato il primo professore in Italia ad introdurre lo studio del BIM per le infrastrutture lineari (strade, ferrovie e opere idrauliche) a livello universitario. In generale, molti atenei si sono adeguati, ma ancora pochi approfondiscono il tema per le infrastrutture e l’ingegneria civile.

Oggi si assiste ad una forte domanda di giovani con competenze in questo ambito ed è un’occasione molto importante per i giovani tecnici che si affacciano al mondo del lavoro e che possono affiancare gli ingegneri di formazione classica, attingendo dalla loro esperienza e arricchendola con nuove skills.

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