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Parliamo con Antonio Fallico

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Parliamo con Antonio Fallico, Presidente di Banca Intesa Russia[1] e dell’Associazione Conoscere Eurasia[2]

Un paese che si estende per oltre 17 milioni di Km2, con una significativa necessità di investimenti in termini infrastrutturali e grandi potenzialità a livello industriale, la Russia guarda al suo futuro economico, con un occhio di riguardo al settore delle infrastrutture come motore di sviluppo.

Ad oggi quali sono le maggiori carenze dal punto di vista infrastrutturale in Russia?

In termini di progetti, il focus è ora sulla zona asiatica, che si estende a est degli Urali, e che registra una significativa necessità di aeroporti, per garantire il passaggio di persone e merci su tutto il territorio russo, senza dover necessariamente passare da quelli centrali di Mosca e San Pietroburgo. Oltre a questo, ci sono progetti di più ampio respiro che includono anche importanti piani infrastrutturali quali, ad esempio, lo Vostok Oil, focalizzato sul settore energetico, che prevede per il periodo 2022-2030 un investimento fino a 119 miliardi di euro, il 50% destinato alle infrastrutture, per la costruzione di porti, aeroporti, autostrade e agglomerati urbani nella zona del Mar Glaciale Artico.

Quante risorse pianifica di impiegare il Cremlino nei prossimi anni?

Lo sviluppo delle infrastrutture in Russia è stato costante negli ultimi dieci anni. Tuttavia, considerata l’estensione del territorio russo, possiamo dire che gli investimenti in programma non saranno sufficienti per far fronte a tutte le necessità. Certamente, se paragonati ai 700 miliardi di finanziamenti che gli Stati Uniti puntano a stanziare per il settore, i 65-70 miliardi che la Russia investirà da qui al 2024 ci sembrano esigui. Tuttavia, c’è da considerare che queste somme sono erogate a livello federale, quindi si andranno poi ad aggiungere ulteriori investimenti da parte delle istituzioni locali e dei privati.

I piani infrastrutturali europei sono inseriti in una più ampia ottica di transizione verso una società green; rispetto a questo tema come risponderanno i progetti di sviluppo russi?

Anche la Russia presta molta attenzione all’impatto ambientale: oggi è obbligatorio avere dei pareri da parte di agenzie accreditate a livello internazionale per mitigare eventuali effetti negativi. A questo proposito, ad esempio, l’80% delle infrastrutture del progetto Vostok Oil sono state approvate con questa procedura.

Oltre a questo, i piani infrastrutturali rispondono anche all’esigenza di creare agglomerati urbani per incentivare lo sviluppo economico locale. In Siberia, il Ministro della Difesa Šojgu propone di creare fino a sei nuove città con centinaia di migliaia di abitanti, allo scopo di stimolare l’economia del territorio, fino a questo momento inficiata dalla bassa densità della popolazione e dalla mancanza di manodopera.

Ci sono all’orizzonte piani di collaborazione in questo settore tra Russia e paesi europei, come lo è stato ad esempio il gasdotto Nord Stream?

Attualmente, le sinergie si focalizzano nel settore privato, come dimostrano ad esempio le collaborazioni tra Gazprom e le più grandi aziende internazionali. Mentre, per quanto riguarda i rapporti ufficiali tra UE e Russia, il dialogo è al momento limitato alle questioni di import-export e al passaggio di merci e persone. Auspico però che il confronto si estenda anche ad altri campi, tra cui certamente quello relativo alla transizione ecologica, che al momento è una questione centrale e dibattuta per l’UE. In questo senso, la Russia propone l’utilizzo dell’idrogeno “blu” come strada per una transizione green meno dolorosa in termini di costi: un tema su cui sarebbe interessante avviare un confronto tra le due potenze.

 


 

 

  • Il Gruppo Intesa Sanpaolo è uno dei principali gruppi bancari in Europa, con una capitalizzazione di mercato di 47,7 miliardi di euro. Intesa Sanpaolo ha una presenza internazionale strategica, con circa 1.000 sportelli e 7,2 milioni di clienti, incluse le banche controllate operanti nel commercial banking in 12 Paesi in Europa centro-orientale e in Medio Oriente e Nord Africa e una rete internazionale specializzata nel supporto alla clientela corporate in 25 Paesi, in particolare nel Medio Oriente e Nord Africa e in quelle aree in cui si registra il maggior dinamismo delle imprese italiane, come Stati Uniti, Brasile, Russia, India e Cina.
  • Conoscere Eurasia è un’Associazione indipendente, apartitica e senza fini di lucro, fondata nel 2007. È punto di riferimento nelle relazioni tra Italia, Unione Europea, Federazione Russa, Unione Economica Eurasiatica (Bielorussia, Kazakistan, Armenia e Kirghizistan), Shanghai Cooperation Organization (Cina, Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Uzbekistan, India e Pakistan) e la Grande Eurasia. Conoscere Eurasia è partner strategico del Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo organizzato da Roscongress (Fondazione che organizza tutti gli eventi e le manifestazioni nella Federazione Russa), e co-promotrice del Forum Economico Eurasiatico di Verona, eventi che vedono la partecipazione di speaker internazionali di primo piano, imprenditori e istituzioni politiche.

 

 

 

 

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