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Parliamo con Andrea Giuricin

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Il PNRR avrà certamente un impatto sul settore delle infrastrutture, ma in che modo possono gli attori privati contribuire a colmare il gap di investimenti, che l’OCSE stima raggiungerà i 15 trilioni di dollari entro il 2040? Perché c’è una mancanza strutturale di investimenti privati in questo settore?

Il PNRR agisce soprattutto sulle infrastrutture fisiche, ma è indubbio che tutte queste infrastrutture servono a poco se non si realizzano le riforme per migliorare il sistema logistico e di trasporto in Italia.

Un esempio può arrivare dal trasporto ferroviario merci. Il Governo ha deciso di mettere circa 30 miliardi di euro per il settore ferroviario nel PNRR e circa 10 miliardi di euro nel “fondo complementare”.

Tutte queste infrastrutture servono a migliorare l’infrastrutturazione del paese, ma è indubbio che rimangono dei problemi di competitività della ferrovia merci, che attualmente ha solo il 13 per cento della quota modale, che non si risolvono solo con nuove infrastrutture.

Sono necessarie riforme per migliorare l’efficienza del settore e renderlo veramente competitivo in modo da renderlo una spina dorsale della logistica e fare scendere i prezzi del trasporto della merce.

In tutto questo è poi necessario l’intervento dei privati, ma per attirare investimenti privati ci vuole una burocrazia snella e un ambiente regolatorio certo e stabile.

Questo cambio di mentalità e queste riforme sono complesse e non facili da compiere, anche se dei passi in avanti sono stati fatti dal Governo negli ultimi mesi.

La pandemia ha portato con sé nuove abitudini (lo smart-working) e nuovi trend di consumi. Che cambiamenti comporteranno o hanno già comportato sul settore dei trasporti?

Il settore dei trasporti ha subito in maniera rilevante gli effetti della pandemia. In particolare, se vediamo il trasporto passeggeri ha visto un forte calo dei traffici.

Solo per portare alcuni esempi, se in Italia nel 2019 avevamo circa 161 milioni di passeggeri nel trasporto aereo, nel 2020 abbiamo avuto 40 milioni di passeggeri. E il 2021 è un anno molto complesso dato che nei primi 10 mesi la caduta è stata di circa del 67 per cento rispetto al 2019.

Lo stesso vale per il trasporto ferroviario, dove l’alta velocità, ad esempio, ha subito una forte battuta d’arresto.

Anche in questo caso è però bene sottolineare alcuni elementi. La pandemia apporta una maggiore incertezza, ma la regolazione dei Governi dovrebbe cercare di limitare questa incertezza.

L’utilizzo dei mezzi tecnologici per le riunioni sicuramente ha un impatto sul business travel, che probabilmente non riuscirà a tornare ai livelli del 2019 prima del 2024.

Per quanto riguarda il settore del trasporto merce, è indubbio che l’e-commerce abbia avuto un forte incremento, andando proprio nella direzione di un cambiamento dei consumi.

Tuttavia, siamo andati anche incontro ad una riduzione dell’offerta da parte di molti operatori logistici proprio a causa della pandemia: pensiamo al settore marittimo o anche a quello aereo, dove le strozzature della supply chain stanno portando ad avere un forte incremento dei prezzi.

Un esempio è quello dei container, dove i prezzi tra Cina ed Europa per il trasporto marittimo sono cresciuti da circa 1500 dollari a oltre 14000 dollari in poco più di un anno e mezzo.

Tutto questo può comportare ad un accorciamento della catena logistica delle aziende.

Che ruolo avrà la sostenibilità nel ridisegnare le infrastrutture e i trasporti dei prossimi anni?

La sostenibilità è al centro dei programmi della Commissione Europea. La scelta politica di andare in questa direzione ha quindi un impatto importante anche perché gli obiettivi che l’Europa si è posta sono stringenti entro il 2030.

Bisogna però considerare che non è possibile fare una transizione troppo veloce per via degli effetti che si possono avere sul mondo produttivo e anche sul mondo lavorativo e che ogni cambiamento ha dei costi rilevanti.

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