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Intervista a Stefano Rignanese

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Parliamo con Stefano Rignanese, ex-partecipante al programma “Young Engineer” di Officine Maccaferri.

Ciao Stefano, iniziamo con una bella presentazione. Qual è attualmente il tuo ruolo in Maccaferri e di cosa ti occupi?

Attualmente faccio parte della Business Unit che si occupa delle soluzioni ingegneristiche realizzate con rete metallica a doppia torsione con maglia esagonale, core business di Officine Maccaferri. Dopo aver trascorso quasi una decina d’anni all’estero, da pochi mesi sono rientrato a far parte della Corporate e sono impegnato nel supportare in particolare la Region del Nord America (Stati Uniti e Canada).

Il tuo percorso in azienda è iniziato tramite il programma “Young Engineer”. Secondo te, quali sono i punti di forza del programma e perché un giovane dovrebbe scegliere di parteciparvi?

Dopo aver concluso il percorso di studi in ingegneria civile, ho cominciato a cercare un’azienda che mi offrisse la possibilità di viaggiare all’estero e il programma “Young Engineer” di Officine Maccaferri mi ha permesso di realizzare questo desiderio. L’iniziativa consente ai candidati selezionati, che provengono da tutto il mondo, di formarsi all’interno della Corporate per un anno. In questo modo, il programma favorisce la creazione di un gruppo di persone con diversi background culturali, spingendo i giovani ad uscire dalla propria comfort zone e ad entrare a far parte di una nuova comunità. Insomma, possiamo dire che i ragazzi che partono, una volta tornati, sono donne e uomini a tutti gli effetti, sia a livello personale che professionale.

Quali sono gli step che bisogna affrontare per accedere al programma “Young Engineer”?

Dopo una prima scrematura dei CV, la corporate organizza due, a volte anche tre, colloqui in modo da selezionare circa una dozzina di partecipanti. I giovani maturano quindi un’esperienza a Bologna, dove vengono formati dal punto di vista tecnico e commerciale, e poi vengono inviati nelle consociate estere. Secondo me, questo tipo di iniziative sono fondamentali per un’azienda che guarda al futuro, perché gli ingegneri di oggi saranno i manager di domani. Su questo fronte, Officine Maccaferri è il luogo ideale, considerato che le persone sono sempre disposte ad aiutare i nuovi arrivati, nell’ottica di garantire un ambiente quanto più formativo possibile.

Il programma ti ha anche permesso di entrare in contatto con altri colleghi che provenivano da tutto il mondo. Quanto è stato importante a livello di crescita personale, soprattutto rispetto all’allenarti a lavorare in un contesto internazionale, visto che hai poi proseguito la tua carriera in Messico e negli Stati Uniti?

Il programma “Young Engineer” è stato veramente importante dal punto di vista personale. Quando frequentavo il programma, si è creata una vera e propria comunità tra i partecipanti. Ricordo, ad esempio, quando un ingegnere proveniente dalla Cina ha organizzato per il gruppo una cena a base di piatti tipici del suo paese. Ciò che voglio dire è che i rapporti che si instaurano durano nel tempo e sono fondamentali anche nell’ambito professionale, perché si può sempre fare affidamento su qualcuno che si trova in una Region diversa. Quindi, il programma è senza dubbio funzionale alla coesione del gruppo aziendale, anche perché contribuisce a trasmettere la cultura della Corporate nelle varie aree geografiche, riducendo quella distanza che si potrebbe creare.

C’è qualche aneddoto particolare o divertente legato all’esperienza del programma?

Durante il programma ho conosciuto quella che poi è diventata mia moglie. All’epoca mi trovavo in Messico, dove ho trascorso quattro anni e mezzo. Poi, io e mia moglie ci siamo trasferiti negli Stati Uniti, dove è nata nostra figlia. Per quanto mi riguarda, “Young Engineer” ha cambiato completamente la mia vita in meglio.

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